Format Ristorante, Relax Digitale e Spa naturale in Wasya
Nel futuro guadando al passato.
In generale, ogni ristorante di Wasya offre una vista mozzafiato sui giardini lussureggianti e sull’acqua che scorre tra i vari spazi.
Gli orti urbani, pensili, contribuiscono a creare un’atmosfera pulita, fresca e profumata, mentre la raccolta dell’acqua piovana evidenzia l’impegno della comunità di Wasya. L’interior design è studiato per essere in sintonia con la natura circostante, utilizzando materiali naturali, materiali presenti in loco tra cui quelli riciclati. Il lavoro dell’artigiano è così valorizzato. La sua maestria di dettagli risalta creando un’armonia visiva con l’ambiente esterno.


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RISTORANTE AFRICANO – “AfroTech Fusion Cuisine”
MOODBOARD
Il ristorante africano incanta gli ospiti con un’atmosfera che si ispira all’architettura del Bambou Pavillon degli architetti africani Koffi & Diabate. Il design degli interni è influenzato dall’arte astratta vibrante dell’artista etiope Julie Mehretu, che adorna le pareti, mentre gli arredi traggono ispirazione dai tessuti africani futuristici con pattern di Yinka Shonibare.

Koffi & Diabaté – Abidjan- Costa d’Avorio
Il design fluido degli spazi, unito a dettagli intricati e colori vibranti, crea un ambiente che celebra la ricchezza culturale dell’Africa. I piatti tradizionali vengono reinterpretati in modo creativo utilizzando ingredienti freschi e locali, mentre la cucina a vista consente agli ospiti di ammirare la preparazione dei piatti da parte dei cuochi.
Le ispirazioni del moodboard sono prese dalle opere di alcuni tra gli artisti africani che esposero nel 2003 all’AFRICA REMIX di Parigi:
Julie Mehretu (Etiopia): Artista che crea grandi dipinti astratti che incorporano elementi architettonici e cartografici, esplorando le tematiche di globalizzazione, migrazione e identità culturale.

El Anatsui (Ghana): Conosciuto per le sue opere scultoree realizzate con materiali riciclati, come lattine di alluminio e tappi di bottiglia, che vengono assemblati per creare grandi pannelli tessili con trame e texture complesse.

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Yinka Shonibare (Nigeria): Celebre per le sue installazioni e sculture che esplorano le questioni di identità culturale e postcolonialismo, utilizzando tessuti colorati, manichini vestiti con abiti di stile vittoriano e riferimenti alla storia coloniale.
LA CONTRADDIZIONE DEL PAGNE- IL TESSUTO USATO DALLE DONNE AFRICANE, TIPICO. UN TESSUTO CHIAMATO WAX – OLANDESE FATTO IN INDONESIA CON COTONE AFRICANO, STAMPATO IN BENIN CON MOTIVI DECISI DALLA MODA E DALLE COMUNITA’ AFRICANE. OGNI MOTIVO HA UNA STORIA.

Molti degli artisti presenti in questa mostra problematizzano le nozioni di originalità e autenticità. Nel loro lavoro parlano metodicamente – anche per rispondere – per sovvertire gli stereotipi dell’esperienza africana. Un buon esempio è il lavoro dell’artista nigeriano con sede in Gran Bretagna Yinka Shonibare, un artista installatore e pittore riconosciuto per il suo stile di pittura sui luminosi e intricati tessuti stampati a cera indossati in tutta l’Africa. Questi tessuti stampati a cera possono essere acquistati in Europa come manufatti “tradizionali africani”, ma in realtà sono prodotti in Indonesia e i più pregiati sono importati dalla Gran Bretagna. Shonibare prende questi tessuti africani apparentemente autentici e ne ricava costumi e mobili di epoca vittoriana, come nelle sue opere How Does a Girl Like You Get to Be a Girl Like You? (1995) e Victorian Philanthropist’s Parlour (1996). Shonibare, il cui lavoro dimostra un forte senso estetico e un’arguzia tagliente, getta luce sui valori e sullo stile di vita coloniale, prendendo anche in giro i feticisti che credono che i tessuti siano di origine africana. Nel frattempo, solleva seri interrogativi sull’autenticità dell’artigianato “tradizionale” e sulla memoria collettiva della diaspora africana.
A prima vista, – Vacation – di Yinka Shonibare, inclusa in questa mostra, sembra un innocuo gioco di esplorazione dello spazio e delle sue implicazioni per la scienza e il progresso umano. Tuttavia, gli astronauti di Shonibare sono vestiti con tute spaziali in cotone stampato a cera, che non sono certo l’abbigliamento normalmente associato ai viaggi nello spazio. L’abbigliamento degli astronauti evoca l’idea di “diventare nativi”, parlando al contempo delle possibilità di un “Altro” dominante.
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https://universes.art/en/venice-biennale/2001/authentic-ex-centric/yinka-shonibare
Questi sono solo alcuni esempi di artisti africani contemporanei di fama internazionale. Ognuno di loro ha contribuito in modo significativo al panorama artistico globale e ha offerto un’interpretazione unica della cultura, della storia e delle sfide affrontate dal continente africano.
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ORA IL NOSTRO RISTORANTE, ANZI DUE RISTORANTI !






Lo Slow Food è un movimento internazionale nato in Italia negli anni ’80 con l’obiettivo di promuovere un’alimentazione consapevole, sostenibile e di qualità.
Si basa sui principi di valorizzazione dei prodotti locali e tradizionali, rispetto per l’ambiente e il benessere degli animali, e il piacere di condividere un pasto in modo conviviale. Il movimento Slow Food ha cercato di contrastare l’omologazione del cibo e la perdita delle tradizioni culinarie, promuovendo la biodiversità, l’agricoltura sostenibile e la valorizzazione delle produzioni alimentari locali.
Negli ultimi 20 anni, il discorso sul cibo ha subito diverse trasformazioni significative. Uno dei principali cambiamenti è stato l’aumento della consapevolezza riguardo all’impatto ambientale dell’industria alimentare e delle pratiche agricole intensive. C’è stata una crescente preoccupazione per la sostenibilità, la riduzione degli sprechi alimentari e la promozione di una produzione e un consumo più responsabili. Inoltre, si è sviluppata una maggiore consapevolezza riguardo alla provenienza e alla qualità degli alimenti, con una maggiore attenzione alle pratiche di produzione, all’etichettatura e alla trasparenza.

