«A comprendere meglio la cosa può servire la seguente considerazione generale. “Casuale” accenna a un incontro nel tempo degli elementi non collegati causalmente. Non vi è nulla però di assolutamente casuale, e anche ciò che sembra massimamente tale non è altro se non qualcosa di necessario, che si realizza in modo attenuato. Delle cause determinate, per quanto lontane nella catena causale, hanno già da lungo tempo stabilito necessariamente che esso doveva verificarsi proprio ora, e contemporaneamente a quell’altra cosa. Ogni avvenimento cioè è un termine particolare di una catena di cause degli effetti, procedente nella direzione del tempo.»
Schopenhauer
Carl Gustav Jung ha introdotto il concetto di sincronicità.
Secondo Jung, la sincronicità si riferisce a un’interconnessione significativa tra eventi esterni e processi interni, che non può essere spiegata dalla semplice casualità. Jung credeva che gli eventi sincronistici rappresentassero una sorta di “coincidenza significativa” che andava oltre la causa e l’effetto tradizionali.
Un esempio comune di sincronicità è quando due eventi apparentemente non correlati si verificano simultaneamente o in rapida successione, creando un senso di significato o connessione. Ad esempio, potresti pensare a una persona e ricevere una telefonata da quella persona nello stesso istante, oppure potresti sperimentare una serie di eventi che sembrano rispecchiare i tuoi pensieri o desideri interiori.
Secondo Jung, la sincronicità indica l’esistenza di un principio organizzatore o di una dimensione di significato nell’universo che va oltre la nostra comprensione razionale. Questo concetto è strettamente collegato alla sua teoria dell’inconscio collettivo, che sostiene che ci sia una sorta di deposito di conoscenza e archetipi condivisi che influenzano la nostra esperienza individuale.
È importante sottolineare che il concetto di sincronicità di Jung non è ampiamente accettato nella comunità scientifica e viene spesso considerato come parte del suo approccio psicologico e filosofico. Tuttavia, continua a essere oggetto di interesse e dibattito tra gli studiosi e coloro che sono interessati alle connessioni tra mente, universo e significato.
In fisica quantistica, la non-località si riferisce al fenomeno in cui particelle distanti possono essere istantaneamente correlate e influenzarsi a vicenda, indipendentemente dalla distanza che le separa. Questo significa che le particelle possono comunicare istantaneamente e in modo “non locale”, superando la limitazione della velocità della luce. Questa caratteristica contraddice l’idea classica di causalità locale, secondo cui gli eventi possono influenzarsi solo attraverso un segnale che viaggia alla velocità della luce o inferiore.
D’altra parte, il concetto di sincronicità di Jung si riferisce all’idea di eventi significativi che si verificano contemporaneamente, senza una causa evidente o una relazione causale. Questi eventi sincronistici sembrano essere legati da un significato o un’energia comune, piuttosto che da una connessione causale diretta. In altre parole, la sincronicità suggerisce l’esistenza di un’interconnessione tra gli eventi che va oltre il concetto tradizionale di causa ed effetto.
Sebbene la non-località quantistica e la sincronicità di Jung siano concetti differenti, entrambi implicano una connessione oltre lo spazio e il tempo convenzionali. Entrambi suggeriscono l’esistenza di legami significativi che vanno oltre le spiegazioni razionali e lineari.
Tuttavia, è importante sottolineare che la non-località è un fenomeno studiato scientificamente e quantificabile attraverso teorie e esperimenti, mentre la sincronicità di Jung si colloca più nel campo della psicologia e della filosofia.
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L’INCONSCIO COLLETTIVO DI JUNG
Secondo Jung, il vivere collettivo si basa su diversi principi e concetti che influenzano la dinamica delle comunità umane. Alcuni dei concetti chiave che Jung identifica sono:
- Inconscio collettivo: Jung sosteneva che esista un livello di coscienza condiviso chiamato “inconscio collettivo”, che contiene elementi psichici universali e archetipici condivisi da tutte le persone. Questi archetipi e simboli condivisi influenzano le dinamiche e le interazioni all’interno della comunità.
- Individuazione: Jung credeva che il processo di individuazione, che consiste nel cercare e realizzare il proprio vero sé, sia fondamentale per la crescita individuale e collettiva. Il vivere collettivo sano e armonioso si basa sulla capacità dei membri della comunità di sviluppare una consapevolezza di sé e una comprensione delle proprie motivazioni e bisogni.
- Integrazione degli opposti: Jung sottolineava l’importanza di integrare gli opposti all’interno di sé e nella comunità. Questo significa riconoscere e accettare le polarità e le differenze presenti nella comunità, promuovendo l’inclusione e il dialogo tra punti di vista diversi. L’integrazione degli opposti favorisce l’equilibrio e la coesione nella comunità.
- Sincronicità: Come abbiamo discusso in precedenza, la sincronicità è un concetto chiave nella prospettiva di Jung. Essa suggerisce che gli eventi significativi e le connessioni che si verificano all’interno della comunità non sono casuali, ma sono guidati da un’energia comune o un significato condiviso. Questo concetto mette in luce l’idea che ciò che accade a livello individuale e collettivo è intrecciato e interconnesso.
Quindi secondo la sua prospettiva, il vivere collettivo sano richiede un bilanciamento tra l’individuo e la comunità, l’integrazione delle polarità e una consapevolezza delle dinamiche archetipiche che influenzano le interazioni umane.
IL CASO DEL GIORNO:
JANE JACOBS, L’ATTIVISTA AMERICANA CHE HA CAMBIATO IL MODO DI GUARDARE LE CITTÀ
https://www.elledecor.com/it/people/a22613952/jane-jacobs-biografia/
“Una giovane donna istruita ma senza una laurea, moglie e madre di tre figli, capelli a caschetto, occhiali rotondi, una voce pacata e una penna controcorrente, libera e indipendente capace di opporsi ai giganti dell’edilizia newyorkese degli anni ’50. Ha lasciato un’eredità che può essere utile ancora oggi per guardare alle nostre città.
Jane Jacobs (1916-2006) è stata una scrittrice e attivista urbana statunitense nota per le sue idee innovative sulla pianificazione urbana e per la sua critica all’urbanistica tradizionale. Jacobs è diventata famosa soprattutto per il suo libro del 1961, “Vita e morte delle grandi città”, in cui sfida molte delle concezioni convenzionali sulla progettazione urbana.
In “Vita e morte delle grandi città”, Jacobs critica il concetto di pianificazione urbana basata su una separazione rigida delle funzioni (residenziale, commerciale, industriale) e promuove invece l’idea di “città organiche”. Secondo Jacobs, le città sane e vivaci sono caratterizzate da quartieri eterogenei e densamente popolati, che favoriscono l’interazione sociale e la diversità. Lei sostiene che la vitalità di una comunità dipende dall’interazione sociale e dal coinvolgimento dei suoi abitanti nella vita di quartiere.
Jacobs ha anche sostenuto l’importanza dell’uso misto del suolo, cioè l’integrazione di diverse funzioni e attività all’interno di uno stesso quartiere. Questo favorisce la vitalità e la sicurezza dei quartieri, poiché le persone si trovano a vivere, lavorare e frequentare attività diverse nello stesso ambiente.
Un altro punto chiave del pensiero di Jacobs è la sua critica alla demolizione di quartieri storici e alla costruzione di autostrade urbane. Ha sostenuto che tali interventi distruggono l’equilibrio e la vitalità delle comunità locali, danneggiando il tessuto sociale e culturale delle città.
L’opera di Jacobs ha influenzato profondamente il dibattito sulla pianificazione urbana e ha contribuito a spingere verso un approccio più umano e orientato alle persone nella progettazione delle città. La sua idea di quartieri vivaci, interconnessi e socialmente diversi continua ad essere un punto di riferimento per molti urbanisti e professionisti della pianificazione urbana.




