Progetto e Realizzazione di un Centro di Ricerca in zona rurale, Burkina Faso

2014-2019

Committente: AAK

In collaborazione con l’Architetto Mariana Michalcikova

“Il termine Biomimesi si iniziò ad usare già negli anni ’70 soprattutto da biologi e studiosi dei materiali che cercavano nella natura risposte per elementi adattabili a contesti ambientali difficili. Il termine è poi entrato a far parte dell’architettura come indicatore di un tipo di progettualità che si ispirava alle forme naturali per raggiungere una maggiore armoniosità. Negli ultimi dieci anni, però, il termine ha assunto una valenza più tecnica e, quindi, volta ad indicare una presa di coscienza dei progettisti che vedono nella natura una fonte di ispirazione per la creazione di edifici e processi produttivi che si possano integrare al meglio nel contesto ambientale.”

https://www.medaarch.it/biomimicry-in-architecture-di-michael-pawlyn-come-usare-le-logiche-della-natura-per-un-architettura-piu-performante/

Oggi si può parlare di Biomimesi e Architettura grazie a prototipi e ricerche di diversi professionisti:

La biomimesi, o biomimetica, è una disciplina che trae ispirazione dalla natura per risolvere problemi umani e migliorare l’innovazione. Le origini di questa pratica risalgono a tempi antichi, quando gli esseri umani imparavano dai modelli naturali per sviluppare nuove tecnologie e soluzioni.

Tuttavia, il termine “biomimesi” è stato coniato solo nel XX secolo. Nel 1960, il biologo e scrittore Janine Benyus ha contribuito a diffondere l’idea di biomimesi con il suo libro “Biomimicry: Innovation Inspired by Nature”. Il libro ha promosso l’importanza di imparare dai processi biologici e dalle strutture presenti in natura per sviluppare tecnologie e design più sostenibili.

Michael Pawlyn, un architetto britannico noto per il suo lavoro sull’architettura biomimetica.

Pawlyn ha pubblicato un libro dove spiega l’importanza di capire e interpretare la natura per creare nuovi scenari urbani positivi nel futuro. Abbiamo il dovere e la responsabilità di imparare a convivere cn la natura, in simbiosi, copiando il Wood Wide Web.

La biomimesi si ispira al modo in cui gli organismi viventi affrontano i problemi di progettazione, adattandosi all’ambiente e utilizzando risorse in modo efficiente. Il suo approccio si basa sull’osservazione e l’apprendimento dalla natura per creare soluzioni sostenibili e innovative.

Michael Pawlyn, prima di fondare lo studio londinese Exploration Architecture nel 2007, ha lavorato per 10 anni presso Grimshaw, dove ha diretto il famoso progetto Eden (Cornovaglia, Regno Unito). Nel libro illustra la progettazione biomimetica delle serre botaniche. Questo progetto si è ispirato alle bolle di sapone per adattarsi alla topografia del sito e alle molecole di carbonio per ottenere una struttura che “pesa meno dell’aria che contiene”.

La biomimesi in architettura si basa sull’idea di prendere spunto dalla natura per sviluppare soluzioni innovative e sostenibili negli edifici e negli spazi costruiti.

Nel suo libro, Pawlyn esplora una serie di principi biologici che possono essere applicati all’architettura, come l’efficienza energetica, l’adattabilità, la resilienza strutturale e l’ottimizzazione dei materiali. Utilizzando esempi tratti dal mondo naturale, come le proprietà dei materiali delle conchiglie marine o le strategie di raffreddamento delle termiti, Pawlyn illustra come tali principi possono essere integrati nella progettazione e nella costruzione di edifici.

Il libro approfondisce anche l’importanza di una progettazione ecocompatibile che consideri i cicli naturali, l’uso efficiente delle risorse e la conservazione dell’energia. Pawlyn sostiene che l’architettura biomimetica può portare a edifici più sostenibili, con una minore impronta ambientale e una maggiore armonia con l’ambiente circostante.

Attraverso la biomimesi, Pawlyn cerca di porre le basi per un cambiamento nel modo in cui progettiamo e costruiamo gli edifici, aprendo la strada a un approccio più integrato e rispettoso dell’ambiente. Il suo lavoro e le sue idee hanno influenzato la pratica dell’architettura sostenibile, portando all’adozione di strategie ispirate alla natura per affrontare le sfide attuali legate al cambiamento climatico e alla sostenibilità.

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PROGETTO DI UNA “TERMITIERE” IN BURKINA FASO.

PRIX TERRA AWARD SAHEL 2019.

BIOARCHI RIGOTTI  2014-2019

BURKINA FASO

In Burkina Faso, i progetti devono affrontare una situazione climatica molto difficile. La stagione delle piogge, che va da giugno a ottobre, è notevole e molto concentrata; la lunga stagione secca vede tre mesi di temperature molto elevate tra marzo e maggio. Il clima cambia anche tra il nord, molto più secco, con forti differenze tra notte e giorno, e il sud, caratterizzato da un clima umido di savana.
In un documento del 2012 sul Summit per il clima di Copenaghen, riguardo all’economia africana, si ritiene che l’Africa abbia l’obbligo di costruire un habitat che possa funzionare senza sprecare risorse inutili. Il 55% dell’energia in Burkina Faso viene utilizzato nella stagione secca per raffreddare e condizionare gli edifici.

L’obiettivo di BIOARCHI è quindi quello di utilizzare sistemi passivi per rendere gli edifici più inerziali e ventilati senza consumare energia. Ecco due delle tecniche utilizzate:

– wind driven croos ventilation
– buoyancy driven stack ventilation

La prima è caratterizzata da una ventilazione trasversale che crea una depressione con movimenti convettivi, mentre la seconda sfrutta l’effetto Bernoulli-Venturi per far salire l’aria calda e sostituirla con aria fredda.

Per costruire il Centro di ricerca abbiamo deciso di utilizzare due tecniche:

  1. una torre del vento centrale divisa in due camere, una rivolta verso il vento prevalente a nord e l’altra a sud. Alla base della torre, che è semi-interrata, c’è un impluvium che serve ad aspirare l’aria fresca che colpisce la torre in alto e scende nelle camere al piano terra. La torre è realizzata in cemento armato e, nella parte superiore, le pareti accumulano calore e servono a far uscire l’aria calda dall’edificio.
  2. muri molto spessi, di 80 cm, costruiti in terra e portanti volte erette senza sagome in stile nubiano ed egiziano.

Un termitaio è una struttura biogenica (realizzata da organismi viventi) che costituisce la parte aerea del nido di molte specie di termiti. I diversi milioni di termiti di una colonia non vivono in questa cupola fuori terra. Trascorrono il loro tempo in logge sotto la superficie del terreno, dove vivono, coltivano funghi e conservano il cibo: questo è il “nido”.

Una colonia, composta da circa 5 kg di termiti e 40 kg di funghi, respira quanto un animale delle dimensioni di una capra! Il calore e l’anidride carbonica prodotti dalla respirazione devono quindi essere evacuati e sostituiti da aria fresca e ossigenata.

Per imitare queste torri dei termitai che sono impressionanti alte anche 3 m con una base di più di 4 m2, mi sono ispirata ai Bagdir dell’architettura persa, i wind catcher, le torri del vento.

BADGIR: torre persiana cattura vento: si pensa che questo sensore di vento funzioni grazie alla piccola differenza di pressione tra la base e la parte superiore all’interno della colonna. Così, ogni volta che una leggera folata di vento passa attraverso la parte superiore del badgir (non si sente la differenza alla base della colonna), la differenza di pressione aiuta a sollevare l’aria calda verso l’alto e a far scendere l’aria fredda lungo la colonna. L’effetto di accumulo in un periodo di 24 ore è significativo.

Architetto Chiara Rigotti - portfolio - Centro ricerca

Architetto Chiara Rigotti – portfolio – Centro ricerca per la produzione del burro di Karite

Le proprietà della terra cruda aiutano a ridurre la trasmissione del calore, per cui il collettore eolico raffredda notevolmente gli spazi bassi delle moschee e delle case durante il giorno.

Foto delle finizioni nel 2018

Modelli di ricerca e studio

Oggi, grazie a esempi di successo di architettura “low tech”, anche di opere altamente tecnologiche come quelle di Francis Keré, la terra come materiale da costruzione sta conquistando i giovani. Tutti possono vedere le immagini di nuovi progetti urbani grazie ai concorsi. I progetti di Ravereau, come quelli più scenografici di Francis Keré, piacciono perché utilizzano materiali locali, hanno un design minimalista e una tendenza grafica, e uno stile internazionale. Sono progetti con strutture semplici ma solide e tradizionali, costruite in loco con ciò che è efficiente e durevole, elementi assemblati dalla fantasia dell’architetto e dalle sue conoscenze tecnologiche, progettati e costruiti in loco. Sono “evidenti” ma invisibili.

Pianta del Centro di Ricerca 

Mimetici con il loro ambiente, adatti al clima e intimi.

Si tratta di edifici intelligenti, rifugi adattati a climi estremi in una situazione di scarse risorse economiche, edifici inseriti nel paesaggio a cui appartengono, alla ricerca di un linguaggio vernacolare. Questo tipo di architettura è essenziale per l’habitat in espansione di oggi.

Il contesto africano è investito da una nuova urbanità che sta rapidamente cambiando la sua tendenza e il suo gusto, invadendo e appoggiandosi sulle asperità e su ogni tipo di realtà esistente. In questo contesto, e dato l’alto costo dell’energia elettrica utilizzata soprattutto per la climatizzazione, per costruire un habitat sano è necessario ascoltare il “locale” attraverso la rete, e condividere i risultati dei progetti.

 

LA TERMITIERE EN FINITIONS (5)

MA TERMITIERE EN CONSTRUCTION – BF

https://www.factsahelplus.com/terra-award-sahel