Questo è il primo passo di un ragionamento che mi aiuta a capire come mai questo progetto di cooperazione internazionale tra due entità della stessa Rete di Trasformazione Agroalimentare, asse Francia-Burkina Faso- Mali sia andato così male.
E’ anche un ragionamento sul costruire, cosa significhi oggi e sulla Vision, lo spleen, la weltanschauung di domani.
Ma torniamo al passato prossimo.
Il progetto richiedeva la costruzione in materiali locali e tecniche in terra, come le volte nubiane, di un’unità produttiva prototipo sia a livello costruttivo sia energetico, unità rurale, autonoma, bella e costruita per non consumare energia e risorse.

Il mio ruolo era di architetto per il concept e il progetto preliminare dettagliato e prezzato, volto a ottenere il finanziamento globale. Mi chiamarono come esperto certificato.
Il concept fu realizzato con l’aiuto di Carla Procida, designer.
Immaginai volte nubiane costruite con la terra locale, volte morbide su muri importanti solidi, volte fatte di terra dei termitai vuoti, molto resistente, su muri di Laterita, una pietra friabile che cementifica con la pioggia e il sole; muri di 60 cm di spessore.
Questa inerzia termica rispettando gli orientamenti e la direzione della pioggia, assicura che gli edifici siano freschi tutta la giornata. Di notte si possono provocare degli accumuli di calore nei muri esposteia Ovest, che possono essere eliminati ventilando. Ogni apertura è studiata per essere in ombra. Il progetto prevede giardini tra gli edifici.
Il risultato si vedrà l’anno prossimo a causa del ritardo organizzativo dei primi mesi e qui comincia la nostra storia, il mio ragionamento.

