” -IL WOOD WIDE WEB-
Alla fine degli anni novanta cominciarono a emergere nuove teorie sulle associazioni sotterranee tra organismi micotici e apparati radicali degli alberi, dette micorrize, che costituiranno la base scientifica dell’agricoltura permaculturale ed in particolare sinergica.
Tali teorie vennero rapidamente verificate e una decina di anni fa, un team canadese di biologi capitanato dall’ecologa Suzanne Simard insegnate alla British Columbia University, la quale dimostrò l’esistenza di una rete fungina di micelio che funzionava da connettore fra le diverse specie vegetali componenti il bosco e come questa rete fosse simile alla rete di scambio a nodi tipica di Internet.
A questa rete fungina è stato dato il nome di Wood Wide Web dalla rivista Nature nel momento in cui vennero pubblicati i primi articoli sui risultati del lavoro di Suzanne Simard.”
https://www.elbec.it/it/blog/49_WOOD-WIDE-WEB
IL CONTESTO:
“Le politiche europee riconoscono il ruolo fondamentale delle città nella costruzione di habitat urbani più verdi e giusti.
Nel ripensare l’organizzazione spaziale delle città, si chiede di creare migliori condizioni di vivibilità al livello più vicino ai cittadini. In questo contesto, la ricerca sugli impatti del COVID-19 ha portato a una rinascita della pianificazione di quartiere e la città dei 15 minuti è stata proposta come modello di successo per il recupero delle città in nome di una ritrovata vicinanza ai servizi collettivi.”
Urban Transition and the Return of Neighbourhood Planning. Questioning the Proximity Syndrome and the 15-Minute City, Elena Marchigiani, Bertrando Bonfantini
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Come scrissi in un post precedente tornando al WOOD WIDE WEB questa rete scoperta dalla scienziata Suzanne Simard, ha influenzato artisti, filosofi e anche architetti. I giovani delle associazioni come Fridays for Future o Extinction Rebellion, che seguo da diversi anni sui socials, sono convinti che la mia generazione si sia dimenticata dell’importanza della simbiosi con il mondo naturale, che stia sventrando la natura e le sue risorse per Urbanizzare. Quello a cui assistiamo oggi nei centri storici e intorno alle aree verdi urbane sembra dar loro ragione ma forse potremmo dimostrare che siamo ancora capaci di incuriosirci e seguirli in questa avventura vegetale.
Come ? Comunicando meglio con la natura attraverso le intelligenze artificiali, facendo attenzione a non appropriarci delle ricerche ma condividendo le informazioni, potremmo addirittura creare un Nuovo urbanismo legato al Luogo. Nuovo nel senso di sempre diverso. Una rete in cambiamento perché tutto ciò che è vita, è in continua trasformazione.
Riporto un estratto degli studi dell’Università di Pisa, per capire meglio cosa sia il Micelio.
” Esiste una resiliente rete di fughi che con i suoi ricchi filamenti riveste e compone le radici delle piante. Un reticolato capace di misurare 100 chilometri nello spazio di un nostro semplice passo. È la rete micotica dei funghi, che abbracciando le radici delle piante crea quel filato che similmente al nostro internet (World Wide Web), funge da sistema di raccolta e smistamento di risorse e informazioni.”
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Il Wood Wide Web potrebbe influenzare il design degli spazi urbani e delle costruzioni. Team pluridisciplinari potrebbero collaborare integrando la comprensione delle micorrize nei loro progetti e questo approccio migliorerebbe la sostenibilità e la resilienza delle città.

Sostenibilità e interconnessione: il concetto delle micorrize e del Wood Wide Web riflette l’importanza dell’interconnessione e dell’interdipendenza tra gli organismi viventi. Abbiamo il dovere di cominciare a costruire oggi il comportamento delle generazioni future, come la promozione di ecosistemi sani e di una pianificazione urbana sostenibile.
Questo approccio potrebbe contribuire alla salute delle piante, alla biodiversità e al benessere complessivo delle comunità.
Lasciando da parte architetti come Boeri, sto studiando interventi bottom up, visionari e diffusi sul territorio esistente, che sappiano attingere a dispositivi metodologici come il Placemaking, partendo dal luogo. Dalle sue ombre e dal suo vuoto pieno di potenzialità.
Come ci spiegano i due ricercatori nel loro articolo citato al principio di questo post, nelle città post covid assistiamo a un cambiamento di paradigma:
Urban Transition and the Return of Neighbourhood Planning. Questioning the Proximity Syndrome and the 15-Minute City, Elena Marchigiani e Bertrando Bonfantini
parlando di questa rete di piccoli centri connessi
“La forza della Città in 15 minuti può essere riconosciuta nel fatto che è tanto chiara nei suoi obiettivi quanto capace di riunire una pluralità di dimensioni spaziali relative al benessere delle persone e dell’ambiente. Può essere adottata come un manifesto: una metafora facile da comunicare, immediata e olistica, ma apparentemente non troppo rivoluzionaria da sfidare profondamente l’organizzazione delle città, e realizzabile con sforzi alla portata dei governi locali. …
@https://www.mdpi.com/2071-1050/14/9/5468
…
L’altra faccia della medaglia è, tuttavia, il rischio di ridurre le complessità della vita cittadina alla vicinanza di alcune funzioni (mobilità, abitazione, lavoro, istruzione, sanità, commercio e intrattenimento) e i temi della transizione ambientale, sociale ed economica a una vaga immagine di “città policentrica”, in cui i quartieri “completi” e “autosufficienti” dovrebbero fornire soluzioni a tutti i bisogni fondamentali degli abitanti.”
Proprio per questo considero davvero importante la ricerca di nuove immagini e visuali per il futuro insieme ai giovani, soprattutto in Africa dove la storia e il passato sono ancora poco studiati e la città crescono senza un’identità specifica al luogo ma copiando modelli europei o asiatici, esterni, imposti. Queste immagini che riporto negli articoli sono create con open Ai come Midjourney e DALL-E, creando io stessa i prompt da testi scritti ed elaborati insieme agli studenti del Liceo Internazionale Francese e dell’Università di Architettura Aube Nouvelle in Burkina Faso.
(@Atelier Espace Public)

OBIETTIVO: TROVARE SOLUZIONI !
Ecco un esempio interessante contemporaneo seguito da un classico visionario anni 70.
UN CONTEMPORANEO: L’ACQUA PIOVANA E LA SPONGE CITY



@web
Fluid Thinking
Un percorso verso la resilienza
e la progettazione bioclimatica
Herbert Dreiseitl
Artista, architetto paesaggista e urbanista
” Ruscelli, fiumi e bacini hanno su di noi esseri umani un effetto e un fascino speciale. Il nostro approccio nei loro confronti e la maniera in cui li utilizziamo riflettono le nostre percezioni, la nostra conoscenza e le nostre idee – in breve, il nostro pensiero. Ma questo pensiero coincide con le proprietà rigenerative che favoriscono la vita – la dinamica, la resilienza e la multifunzionalità dell’acqua – o è piuttosto l’espressione di un immaginario monocausale, semplice e forgiato meccanicamente? Il modo in cui ricercatori, pianificatori, investitori, decisori politici e, in definitiva, la società modifica, progetta e costruisce i corsi d’acqua dipende direttamente dal modo in cui viene concepito l’elemento acqua.”
… Alcuni dei miei primissimi progetti, che oggi sarebbero probabilmente ribattezzati «sponge city», riguardavano
Echallens, Murten e Bern-Ittigen. Questa espressione, oggi assai di moda, è tornata in Europa grazie alle sperimentazioni asiatiche…Allora, parlare di gestione delle acque piovane in loco con trattamento locale decentralizzato seminaturale e di ritenzione decentralizzata con infiltrazione in loco (ovunque fosse possibile) era un’assoluta novità. La mia intenzione, o meglio la mia visione, era di non trattare l’acqua piovana come qualcosa di cui disfarsi, ma come una risorsa preziosa.Nel frattempo, non solo l’applicazione dell’ingegneria naturalistica ai corpi idrici è diventata «mainstream», ma anche il trattamento delle acque meteoriche, la gestione dell’acqua piovana e la filosofia della sponge city nel governo delle
acque urbane si sono affermate. Si tratta di un segnale sicuramente positivo, che però deve portare a misure di potenziamento sotto molteplici aspetti: la multifunzionalità – e il conseguente aumento di valore per le nostre città – non si ottiene automaticamente.Spesso i progettisti odierni applicano con un certo automatismo regole, norme e principi rigidi che sono stati stabiliti in tempi relativamente recenti, ora predicati e rigurgitati quasi dogmaticamente.”
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UN CLASSICO: AN ECOLOGICALLY HEALTHY CITY
La ecocity di Richard Register degli anni 70, auspicava alla densità e alla vicinanza, oggi forse abbiamo bisogno di considerare differenti modelli legati a luoghi specifici, considerando la città un solo organismo complesso vivo grazie alle sue parti, in continuo mutamento, senza una forma stabilita ma sotto controllo e osservazione continui.
” Un’ecocittà è “un insediamento umano modellato sulla struttura e sulla funzione resiliente e autosufficiente degli ecosistemi naturali”.
Ecco una definizione più lunga elaborata dagli Ecocity Builders e dal team consultivo dell’International Ecocity Framework & Standards (IEFS).
“Un’ecocittà è un insediamento umano modellato sulla struttura e sulla funzione resiliente e autosufficiente degli ecosistemi naturali. L’ecocittà fornisce una sana abbondanza ai suoi abitanti senza consumare più risorse (rinnovabili) di quelle che produce, senza produrre più rifiuti di quelli che può assimilare e senza essere tossica per se stessa o per gli ecosistemi vicini. L’impatto ecologico dei suoi abitanti riflette stili di vita favorevoli al pianeta; il suo ordine sociale riflette principi fondamentali di equità, giustizia e ragionevole equità”
— February 20th, 2010, Vancouver, Canada
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(OGNI IMMAGINE CHE NON SIA LINKATA è CREATA DA ME USANDO DIVERSE INTELLIGENZE ARTIFICIALI)
@DISGIRIL_VISIONS_23


