MARIA CALVI

Ricamando la libertà

Conferenza a Palazzo Madama, lunedì 20 maggio 2024, ore 17.00h

In ambito di “Liberty. Torino Capitale”

A Torino, dopo il loro matrimonio, Maria Calvi e Annibale Rigotti trasformarono il loro appartamento in Corso Oporto 29 in un vivace salotto intellettuale, punto di ritrovo per importanti figure dell’epoca come Giovanni Cena, Arturo Graf, Edmondo de Amicis, Luigi Contratti e Mario Ceradini. Dopo il ritorno da Bangkok di Annibale nel 1907, ai giovedì sera si aggiunsero anche Casorati, Sartoris e Labò.
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Il salotto divenne un laboratorio di idee, dove si mescolavano arte, politica e sociale, contribuendo a definire il movimento Liberty torinese. L’Archivio Rigotti, che conserva gli elaborati di Annibale e le creazioni artistiche di Maria, testimonia il loro impegno nel campo dell’architettura e delle arti decorative, con opere che spaziano dai ricami artistici a progetti che raccontano 120 anni di storia di arte e architettura.

Maria Calvi Rigotti nasce a Valenza nel 1874 e muore a Torino nel 1938. Dopo aver frequentato le elementari e le medie a Valenza, si diploma all’istituto tecnico di Alessandria in fisica e matematica nel ’96-1897. Ben presto, attratta dal fascino del disegno, si avvia verso lo studio dell’arte. Amante della natura e della botanica. Maria era influenzata dai fermenti democratici e socialisti della sua epoca, grazie anche agli insegnamenti materni e alla relazione con il fratello, Giusto Calvi, che si buttò attivamente nella politica, scrivendo su riviste repubblicane e socialiste, finché fuggì in Argentina dove fondò e diresse il primo quotidiano italiano “in Roma” di intonazione decisamente socialista. La comunione di ideali aveva creato uno stretto legame fra i fratelli. Il fratello, affettuosamente chiamato Luce, e la sorella Maria, nota come Chimera, erano uniti anche da un intenso scambio di lettere nonostante la distanza. Trasferitasi a Torino, Maria entrò all’Accademia Albertina, dove conobbe Annibale Rigotti. Questi, insegnandole geometria e prospettiva, divenne ben presto più di un maestro per lei.

Il loro rapporto si intensificò rapidamente e si sposarono nel 1900, dopo una breve frequentazione. Annibale Rigotti, autore di architettura modernista e sostenitore delle idee di Ruskin e Morris, trovò in Maria una sensibile interprete. Proprio alla luce delle convinzioni ruskiane, Maria si dedicò alle arti decorative, in particolare al ricamo e alla creazione di tessuti con composizioni semplici e vivaci dai decori geometrici.

Il ricamo, dalla tecnica estremamente semplice e quasi elementare, non richiedeva elaborazioni di punti complicati ma soltanto perizia manuale. Maria Calvi, nei suoi lavori, utilizzava solo punti molto facili, rapidi e scorrevoli, che le permettevano di sviluppare adeguatamente l’idea compositiva. Prediligeva temi semplici, come cuscini, centri di tavola, tovagliolini e sottocoppe. Tuttavia, in queste creazioni ricamate con estrema semplicità di mezzi e senza inutili virtuosismi di mestiere, riusciva a esprimere con grande efficacia la sua arte personale. Per lei, la decorazione era un bisogno umano e naturale, un sentimento che non richiedeva grandi e complessi temi, ma doveva manifestarsi continuamente in ogni occasione della vita quotidiana, su qualunque oggetto di uso comune, semplicemente per affermare una propria personalità, una fondamentale aspirazione umana. Nel 1901, Maria affrontò per la prima volta il giudizio pubblico inviando all’esposizione degli amici dell’arte di Torino un cuscino ricamato molto ammirato.

«All’Esposizione Internazionale di Arte Moderna del 1902 incontriamo anche Maria Calvi. Due anni prima aveva sposato l’architetto Annibale Rigotti tra i primi collaboratori di D’Aronco.» estratto dal catalogo della mostra «D come Design» nell’ambito di Torino World Design Capital, 2008. Maria espone i cuscini con ricami a riporto che si aggiudicheranno una medaglia d’argento messa in palio del ministero dell’agricoltura, industria e commercio.

Tra i suoi lavori all’insegna delle Arti applicate ci sono ricami, arazzi, pannelli decorati, scialli, centrini e copriteiere dagli eleganti motivi orientali. Maria sarà presente anche a Milano all’esposizione del 1906, poi alle biennali di Monza del 1923 e 25 e 27 e sarà l’unica donna invitata nel 1927 al museo Rath di Ginevra presentata da Mario Labò a fianco dei vetri di Cappellin e alle ceramiche di Ponti. Per lei Felice Casorati realizzerà su cartone il progetto di un pannello -brocca con mele- vincitore di un premio a La Spezia nel 1934.

Poco per volta fu attratta sempre di più nell’interessante orbita dei tentativi decorativi e pittorici delle diverse scuole europee moderne. D’altra parte la sua profonda conoscenza della natura, specialmente del mondo vegetale e il vivo interesse innato verso tutte le forme di rinnovamento, sia politico sociali che artistiche, facevano sì che questa nuova esperienza le risultasse congeniale e abbandonato in gran parte l’attività puramente pittoriche di cavalletto incominciò ad affermarsi nel campo delle arti applicate che doveva rappresentare in seguito l’unico modo di esprimere la propria genialità.

“Ogni oggetto, anche il più umile, può vestirsi di bellezza sotto la mano amorosa dell’artefice, e diventare un efficace elemento di educa­zione e di gentilezza, in mezzo all’acerbità delle lotte che le varie classi vanno fra di loro combattendo. Sarà il socialismo della bellezza”. Alfredo Melani, discorso di apertura dell’Esposizione del 1902.

Le ali della farfalla o della libellula, riportate ad un’essenziale bidimensionalità speculare di settori a colori puri e squillanti, trovavano nella mascherina simme­trica delle nervature nere una sigla lontana dal naturalismo zoo o fitomorfo del repertorio floreale più divulgato in Italia. Nei cuscini della Rigotti invece, premiati e riprodotti sulle riviste del tempo come “Emporium”, accanto alla qualità sensuale del nero ricondotto a colore dalla materia ·(seta, velluto ed anche jais), prevaleva l’attenzione al segno, quasi un tratto pulito di china che traduceva il capriccio sottile delle antenne nel filo fermo e sottile di una doppia voluta.

Estratto di LA MENTE E LA MANO: I RICAMI DI MARIA RIGOTTI CALVI di Maria Mimita Lamberti Questo studio, che illustra la figura artistica della valenzana Maria Rigotti Calvi, sorella di Giusto Calvi, è stato pubblicato su “Piemonte Vivo” n: 4/88, rivista della Cassa di Risparmio di Torino, illustrato dalle foto di Pino dell’Aquila.