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Arch. Chiara Rigotti

BREVE DIZIONARIO DONNE DESIGN ARCHITETTURA

Le donne hanno spesso trovato nelle arti decorative una via di emancipazione e legittimazione artistica, anche quando erano escluse dalle grandi esposizioni universali o relegate a ruoli di supporto.

Le arti applicate hanno rappresentato per molte di loro una possibilità concreta di inserirsi in un panorama artistico e culturale dominato dagli uomini, trasformando il lavoro domestico in un’espressione di identità e innovazione. Nonostante le barriere, il contributo femminile è stato fondamentale nella definizione di movimenti artistici e nella sperimentazione di nuove tecniche e materiali.

Questo excursus, pur partendo da una riflessione storica, invita a ripensare la visione del contributo femminile come centrale non solo nelle arti decorative, ma nell’intero panorama della progettazione architettonica e urbana. Ribadisce l’urgenza di un dibattito più ampio sulle strutture di potere che ancora limitano la completa espressione artistica delle donne su larga scala.

Il ruolo delle donne nell’architettura contemporanea merita oggi un’attenzione speciale, non solo per ragioni storiche, ma anche per l’impatto trasformativo che esse possono avere nel progettare spazi più inclusivi e sensibili. Nonostante i progressi degli ultimi decenni, le donne continuano a essere sottorappresentate nelle discipline dell’architettura e dell’urbanistica, spesso relegando i loro contributi a sfondi invisibili.

Un breve dizionario Donne/design/architettura sarebbe più che necessario per celebrare non solo l’estetica e la tecnica, ma soprattutto la forza e la determinazione di artiste e architette che hanno ridefinito il significato di progettazione. Ecco alcune delle protagoniste che, con le loro opere, hanno trasformato la visione del design e dell’architettura:

  • Maria Calvi Rigotti (1874–1938): Pioniera delle arti decorative italiane, celebre per i suoi “ricami a riporto”, una tecnica innovativa che univa composizioni geometriche e motivi botanici. Maria ha esposto opere premiate in eventi internazionali, trasformando il suo lavoro in un simbolo di eleganza e funzionalità. Le sue opere, esposte a eventi internazionali come l’Esposizione di Torino del 1902, dove ottenne una medaglia d’argento, esprimono un’eleganza universale. Parallelamente, il salotto in Corso Oporto 29 diventa un laboratorio di idee, frequentato da intellettuali e artisti.
    Nonostante il suo straordinario contributo, Maria è rimasta in parte nell’ombra rispetto ai colleghi maschili. Tuttavia, il suo lascito, custodito nell’Archivio Rigotti, continua a ispirare nuove generazioni.

  • Margaret Macdonald Mackintosh (1864–1933): Parte del gruppo “The Four”, ha influenzato l’Art Nouveau con pannelli decorativi astratti e simbolici, spesso accostati al lavoro di Gustav Klimt.
  • Clara Driscoll (1861–1944): Designer americana, famosa per le sue lampade Tiffany che hanno saputo combinare artigianato e innovazione estetica.
  • Lilly Reich (1885–1947): Figura chiave del modernismo, ha collaborato con Mies van der Rohe in progetti iconici come il Padiglione di Barcellona, dimostrando come il design potesse unire bellezza e praticità. Donna di straordinaria personalità e talento, si forma nella Vienna di inizio Novecento come allieva dell’architetto Josef Hoffmann. Successivamente diventa compagna, socia e amministratrice di Mies van der Rohe. Specializzata in tessuti, tappezzeria e abiti, Lilly unisce capacità artistiche e organizzative, divenendo un punto di riferimento nella creazione di esposizioni e fiere di grande impatto storico. Tra le sue opere più celebri, la collaborazione al Café Samt und Seide (1927) e al Padiglione di Barcellona (1929) evidenzia il suo uso innovativo di materiali e il suo approccio dinamico allo spazio. Protagonista anche nella moda, Lilly pubblica un manifesto che promuove un nuovo stile sobrio e funzionale, concependo i vestiti come “oggetti d’uso” capaci di esprimere l’essenza della donna e arricchire il suo spirito. Quando Mies van der Rohe diventa direttore della Bauhaus, Lilly ottiene la cattedra di Interior Design, segnando un momento cruciale nella sua carriera. Tuttavia, la sua figura viene progressivamente oscurata, complice il successo americano di Mies, che la cancella dalla propria narrazione storica. Nonostante il suo contributo fondamentale, Lilly Reich rimane tutt’oggi sottovalutata nei testi tradizionali di storia dell’architettura e del design.

  • Eileen Gray (1878–1976): Architetta e designer irlandese, pioniera autodidatta che ha combinato artigianato tradizionale e innovazione. La sua villa E-1027 e i mobili iconici, come la sedia Bibendum, sono esempi perfetti del suo approccio unico e visionario.

  • Lina Bo Bardi (1914–1992): Italiana di nascita, ha integrato modernismo e tradizione brasiliana, progettando spazi che celebrano la cultura locale, come il MASP di San Paolo. Nata a Roma nel 1914, Achillina Bo, conosciuta come Lina, si laureò in architettura nella sua città natale. Iniziò la sua carriera collaborando con Giò Ponti a Milano e co-fondando la rivista “Domus”. Nel 1946, si trasferì in Brasile con il marito Pietro Maria Bardi, critico d’arte, dove adottò la cittadinanza brasiliana e sviluppò la parte più significativa della sua carriera. In Brasile, Bo Bardi si distinse per un approccio progettuale che combinava modernismo e tradizione locale. Tra le sue opere più celebri vi è la “Casa de Vidro” (1951), la sua residenza a San Paolo, caratterizzata da una struttura trasparente immersa nella natura. Un altro progetto iconico è il “Museu de Arte de São Paulo” (MASP), inaugurato nel 1968, noto per la sua struttura sospesa e l’uso innovativo dello spazio espositivo. Lina fu anche una fervente sostenitrice dell’integrazione tra arte, architettura e design, promuovendo l’artigianato locale e l’uso di materiali tradizionali in chiave contemporanea. La sua visione umanistica dell’architettura mirava a creare spazi inclusivi e accessibili, riflettendo una profonda attenzione alle esigenze sociali e culturali del contesto brasiliano. Il suo lavoro continua a ispirare generazioni di architetti, evidenziando l’importanza di un approccio sensibile e contestualizzato nella progettazione architettonica.
  • Cini Boeri (1924–2020): Designer italiana, nota per un’estetica empatica che esplora il rapporto tra persona e ambiente attraverso progetti funzionali ed eleganti.
  • Marta Lonzi (1938–2008): Architetta e teorica italiana, Marta Lonzi ha intrecciato architettura e femminismo in una riflessione unica sul processo creativo. Dopo essersi laureata a Firenze, ha combinato la carriera professionale con il ruolo di madre.
    Nel 1982 pubblica L’architetto fuori di sé, un testo fondamentale sul rapporto tra creatività e identità femminile. Con Autenticità e progetto (2006), analizza la crisi della città moderna, offrendo spunti per una progettazione più umana e autentica.
    L’archivio di Marta Lonzi, oggi conservato presso la Fondazione Elvira Badaracco, è una testimonianza del suo impegno artistico e intellettuale, nonché un documento prezioso del movimento femminista.
  • Jane Jacobs (1916–2006) è stata una giornalista, attivista e teorica dell’urbanistica americana, nota per la sua critica alla pianificazione urbana tradizionale e il suo sostegno a città vivaci e a misura d’uomo. Nel suo libro più influente, The Death and Life of Great American Cities (1961), Jacobs ha sfidato i paradigmi modernisti, evidenziando l’importanza delle strade pedonali, della densità urbana e della diversità funzionale per creare comunità dinamiche. Attivista instancabile, ha lottato contro progetti di riqualificazione urbana che avrebbero distrutto quartieri storici, opponendosi in particolare al piano di costruzione della Lower Manhattan Expressway di Robert Moses. Jacobs ha promosso un modello di urbanismo partecipativo, mettendo le comunità al centro del processo decisionale. La sua visione ha rivoluzionato l’urbanistica contemporanea, influenzando generazioni di architetti e pianificatori urbani.
  • Zaha Hadid (1950–2016): Architetta irachena-britannica, nota per le sue opere futuristiche e fluide, che hanno ridefinito il linguaggio dell’architettura contemporanea.
  • Mariam Kamara (1979–): Mariam Issoufou Kamara è un’architetta e urbanista nigerina, riconosciuta per il suo approccio sostenibile e culturalmente radicato nell’architettura contemporanea. Laureatasi in informatica, ha successivamente conseguito un Master in Architettura presso l’Università di Washington. Nel 2013, è stata co-fondatrice di united4design, un collettivo globale di architetti impegnato in progetti negli Stati Uniti, Afghanistan e Niger. Nel 2014, Kamara ha fondato Atelier Masōmī, uno studio di architettura e ricerca con sede a Niamey, Niger. Lo studio affronta una vasta gamma di progetti pubblici, culturali, residenziali, commerciali e di design urbano, con l’obiettivo di creare spazi che elevino e migliorino la qualità della vita delle comunità locali.
  • Neri Oxman (1976–): Designer israeliana, il cui lavoro fonde biologia e design computazionale, creando opere che uniscono natura e tecnologia. Direttrice del Media Lab del MIT di Boston.

@chiararigottiarchitetto