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Arch. Chiara Rigotti

L “INCOMPIUTO” DI CEDRIC PRICE e DATAFRICATION in BENIN

La Città come Sistema Complesso

Questi due ultimi articoli sulle città come sistema complesso sono integrati nel mio corso di Progettare lo Spazio Pubblico all’Università Aube Nouvelle, di Architettura e Urbanismo del Burkina Faso.

L’approccio di Cedric Price basato sulla flessibilità e l’adattabilità potrebbe essere estremamente rilevante per affrontare le sfide dell’urbanizzazione delle città africane. Le città africane stanno affrontando una crescita rapida e una rapida urbanizzazione, e l’adozione di strategie di progettazione e pianificazione flessibili potrebbe aiutare a creare ambienti urbani più sostenibili e adattabili alle mutevoli esigenze della popolazione.

Integrare l’approccio di Price, che mette l’accento sulla flessibilità e l’adattabilità, con l’analisi dei dati urbani potrebbe consentire di sviluppare soluzioni urbane su misura per le città africane. Questo potrebbe includere l’uso di tecnologie intelligenti per la gestione delle risorse, la creazione di spazi polivalenti e la promozione della partecipazione dei residenti nelle decisioni di sviluppo urbano.

È importante sottolineare che l’urbanizzazione delle città africane richiede un approccio olistico e una comprensione approfondita dei contesti locali. La combinazione di metodologie innovative come quelle proposte da Cedric Price e l’analisi dei dati urbani potrebbe offrire un quadro più completo e informazioni utili per affrontare le sfide e promuovere una crescita urbana sostenibile in queste città.

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Cedric Price (1934-2003) è stato un architetto britannico noto per il suo approccio innovativo e sperimentale all’architettura. Pur avendo realizzato pochi progetti completati, Price è riconosciuto come una figura di spicco nel campo dell’architettura teorica e del pensiero architettonico avanzato.

Una delle caratteristiche distintive di Price era la sua filosofia di “non-finitura” o “incompiutezza”. Era interessato a creare spazi che potessero essere adattati e modificati in base alle esigenze in continua evoluzione degli utenti. Credeva che l’architettura dovesse essere flessibile e aperta al cambiamento, piuttosto che rigida e statica.

Un progetto famoso di Price è il “Fun Palace” concepito insieme all’autore e drammaturgo britannico Joan Littlewood nel 1961. Il Fun Palace era un concetto innovativo di spazio culturale polivalente, che univa teatro, arte, scienza e intrattenimento. Price immaginava un luogo in cui le persone potessero partecipare attivamente alle attività culturali e sperimentare una varietà di esperienze interattive. Sebbene il Fun Palace non sia stato realizzato, ha ispirato molte idee innovative nel campo dell’architettura e dell’urbanistica.

L’idea ottenne il sostegno politico di personalità come Tony Benn e quello culturale del cibernetico Gordon Pask e del giornalista Malcolm Muggeridge.

Il coinvolgimento di Pask ha visto l’evoluzione del concetto, con l’introduzione del controllo informatico sulle modalità di utilizzo degli spazi, con l’idea fantasiosa di monitorare l’utilizzo e adattare gli spazi in base al comportamento degli individui.

Oggi questa visione esiste come funzione standard di Internet, spesso personalizzata per l’utente, ma all’epoca la nozione era vista come ultraterrena e tentava di ridurre le persone a ingranaggi di una macchina gigantesca. Non si tratta più di ingranaggi del lavoro, ma di tempo libero.

Iniziata con Joan Littlewood, regista teatrale e fondatrice dell’innovativo Theatre Workshop nella zona est di Londra, l’idea era di costruire un “laboratorio del divertimento” con strutture per la danza, la musica, il teatro e i fuochi d’artificio. Al centro della pratica di Price c’era la convinzione che, grazie all’uso corretto delle nuove tecnologie, il pubblico potesse avere un controllo senza precedenti sull’ambiente in cui si trovava, dando vita a un edificio in grado di rispondere alle esigenze dei visitatori e alle numerose attività che vi si sarebbero svolte.

Utilizzando una struttura in acciaio non chiusa, completamente servita da gru a cavalletto itineranti, l’edificio comprendeva un “kit di parti”: pareti prefabbricate, piattaforme, pavimenti, scale e moduli di soffitto che potevano essere spostati e assemblati dalle gru. Praticamente ogni parte della struttura era variabile. “La sua forma e la sua struttura, che assomiglia a un grande cantiere navale in cui si trovano spazi come teatri, cinema, ristoranti, officine, aree di ritrovo, possono essere assemblati, spostati, riorganizzati e demoliti continuamente”, ha promesso Price.

Tuttavia, le parole e i disegni ben intenzionati non bastano per ottenere un prodotto finale e, nonostante i numerosi tentativi di trovare un sito di costruzione, due dei quali si sono avvicinati nell’Isle of Dogs e nella Lee Valley, il Fun Palace è rimasto solo un alto ideale.

Alla fine, nel 1975, Price dichiarò morto il progetto.

Il concetto influenzò comunque altri architetti, anche se a un livello più realistico, e alla fine ne fu costruito uno dei derivati più famosi. Il Centro Pompidou di Parigi, progettato nel 1971 e inaugurato nel 1977.

Oggi lavoriamo sempre di più e più a lungo. L’idea di una società piena di tempo libero non è mai esistita, perché i cambiamenti tecnologici hanno reso possibile lavorare meno ore, ma hanno anche offerto più oggetti da acquistare, il che significa lavorare più a lungo per permetterseli.

https://www.ianvisits.co.uk/articles/unbuilt-london-the-1960s-fun-palace-15581/ 

http://www.interactivearchitecture.org/fun-palace-cedric-price.html 

Oltre al Fun Palace, Price ha sviluppato numerosi progetti e proposte concettuali che esploravano idee futuristiche e visionarie.

https://beyzahorozaloglu.files.wordpress.com/2018/11/cedric-price-paskplanas.jpg?w=1492&h=&zoom=2 

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La sua opera “Potteries Thinkbelt” (1964) presentava l’idea di trasformare un’area industriale dismessa in una rete di istituzioni educative e culturali interconnesse. Price propose anche concetti di edifici mobili e modulabili, come il progetto “Generator” (1976), che si adattava a diverse configurazioni e funzioni a seconda delle necessità.

“La pianificazione dovrebbe portare a intraprendere azioni particolari che fino a quel momento non sarebbero state non avrebbero potuto essere applicate”

Potteries Thinkbelt è stata la critica di Cedric Price al sistema universitario tradizionale. Situato in un paesaggio industriale in decadenza, piuttosto che nel solito sito urbano o rurale, il Thinkbelt occupava cento metri quadrati delle Potteries dello Staffordshire, un tempo vitali.

È stato progettato per essere una rete estendibile all’infinito, al contrario di un campus centralizzato, e per creare una comunità di apprendimento diffusa, promuovendo al contempo la crescita economica. La struttura della rete era costituita da un sistema ferroviario centenario non più in uso. Non solo avrebbe trasportato le persone tra le abitazioni e le aree di apprendimento, ma i vagoni stessi sarebbero diventati unità didattiche mobili.

Potteries Thinkbelt Project

Price è stato una figura influente nel dibattito architettonico del suo tempo. Il suo lavoro e le sue idee hanno avuto un impatto duraturo sul campo dell’architettura, incoraggiando una maggiore considerazione per l’adattabilità, la flessibilità e l’interazione sociale nello sviluppo degli spazi urbani.

È importante sottolineare che l’approccio di Cedric Price all’architettura era incentrato sulle idee e sul pensiero concettuale piuttosto che sulla produzione di opere fisiche. Ciò ha reso il suo lavoro particolarmente influente nella sfera teorica dell’architettura, stimolando la discussione e l’innovazione nel campo.

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Tornando all’urbanizzazione rapida africana, che per ora riguarda le città della costa, perchè vivendo io in una città media, 600.000 hab, molto lontana dalla costa, cambiamenti importanti ancora non ne vedo ! Analizziamo un approccio di raccolta dati in corso, promosso e coordinato dall’Università Politecnica di Losanna.

DATAFRICATION progetto di African Cities Lab – Analisi di dati urbani

maggio 2023

https://cio-mag.com/tag/datafrication/

Jerome Chenal dell’Università Politecnica di Losanna, è un urbanista e fondatore dell’African Cities Lab, un laboratorio di ricerca e pratica che si concentra sullo studio e la trasformazione delle città africane.

Attraverso il suo lavoro all’African Cities Lab, Chenal si impegna a promuovere l’urbanistica partecipativa e sostenibile, lavorando a stretto contatto con le comunità locali, gli amministratori urbani e altre parti interessate per creare città più inclusive e resilienti. Il suo approccio si basa sulla collaborazione interdisciplinare e sulla fusione di conoscenze tradizionali e moderne per affrontare i problemi urbani complessi.

Chenal e il suo team si occupano di una vasta gamma di temi, tra cui la pianificazione urbana, l’architettura sostenibile, la mobilità, l’ambiente urbano e la governance delle città. Attraverso la ricerca, la progettazione e la consulenza, l’African Cities Lab cerca di trasformare le città africane in luoghi vivibili, inclusivi e prosperi.

L’approccio di Jerome Chenal e dell’African Cities Lab rappresenta una nuova visione per lo sviluppo urbano in Africa, che pone l’accento sull’importanza di adattare le soluzioni urbane alle specificità culturali, sociali ed economiche delle città africane. Il loro lavoro contribuisce a generare una riflessione critica sul futuro delle città africane e offre spunti preziosi per affrontare le sfide dell’urbanizzazione in modo sostenibile e resiliente.

https://www.linkedin.com/posts/jerome-chenal_african-cities-lab-2023-summit-activity-7065368961558695936-69fo/?originalSubdomain=ma