Negli anni ’50 e ’60, la danza ha fatto il suo ingresso nel mondo dell’arte visiva, rispondendo all’alienazione sociale, all’incertezza diffusa e alle sensazioni di ansia provocate dalla Guerra Fredda e dalla diffusione dei mass media e dei sistemi di comunicazione.
Per affrontare queste nuove ansie, molti artisti hanno abbracciato il corpo, punto d’incontro tra pubblico e personale, attraverso movimenti coreografati e improvvisati.


ISADORA DUNCAN

MARTA GRAHAM
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La distinzione principale tra la danza tradizionale, come il balletto, e l’emergere della danza come mezzo artistico risiede nel riferimento della danza-arte a tutti gli esseri corporei. Introdurre la danza nel contesto dell’arte visiva amplia il discorso sul movimento, includendo i rituali quotidiani come un atto deliberato ed esplorativo.
Liberando la danza dalla sfera esclusiva di atleti d’élite altamente qualificati e addestrati, questo mezzo offre il potenziale per agire come forma di sovversione contro regimi oppressivi e ideali capitalistici; non sorprende quindi che il movimento sia diventato un aspetto primario della pratica artistica nel pieno della controcultura degli anni ’60. Tuttavia, dopo gli anni ’60, la danza-arte è uscita dal mainstream, probabilmente a causa della sua incapacità di sostenersi finanziariamente. Come si può mettere un prezzo su un atto performativo effimero?

Yvonne Rainer, nata nel 1934, è una figura emblematica dell’arte e della danza contemporanea, la cui opera ha attraversato e influenzato molteplici discipline e movimenti artistici, tra cui la danza, il cinema, il femminismo, il minimalismo, l’arte concettuale e il postmodernismo.
Rainer si è distinta come figura di spicco nel movimento del Judson Dance Theater, un collettivo di danzatori e artisti le cui performance, spesso tenute presso la Judson Memorial Church di New York, hanno fluidamente mescolato danza e arte visiva. Le sue opere si caratterizzavano per un approccio intellettualizzato alla performance che negava la teatralità e l’emotività della danza moderna a favore di movimenti che apparivano casuali, essenziali e “cool”.
Con il tempo, l’opera di Rainer è diventata sempre più personale e politica, e all’inizio degli anni ’70 ha iniziato a concentrarsi sulla produzione di film sperimentali. Nel corso dei successivi 25 anni, Rainer ha prodotto una serie straordinaria di film che si sono confrontati con il pensiero teorico più avanzato dell’epoca, affrontando temi di potere, privilegio e disuguaglianza. Nel 2000, Rainer è tornata alla coreografia, continuando a produrre opere nuove, provocatorie e sorprendenti fino ai giorni nostri.


La coreografa Trisha Brown è stata una figura chiave del movimento della danza postmoderna americana, e l’influenza delle sue opere permane ancora oggi. Ha collegato i mondi dell’arte e della danza, collaborando sia con il rinomato coreografo Mikhael Baryshnikov per il Balletto dell’Opéra di Parigi, sia con artisti visivi come Robert Rauschenberg, Donald Judd e Nancy Graves.
Pina Bausch, nata Philippine Bausch il 27 luglio 1940 e scomparsa il 30 giugno 2009, è stata una coreografa e ballerina tedesca di grande rilievo, conosciuta per il suo contributo fondamentale al mondo della danza teatrale, o Tanztheater. La sua opera è stata caratterizzata da un approccio innovativo che ha infranto i confini tradizionali tra le forme teatrali, combinando movimento, ambiente, narrazione frammentata e sonoro. Questa fusione ha reso Bausch una delle artiste più innovative nel teatro europeo degli anni ’80.

VOLLMOND – coreografia Pina Bausch (sipario.it)

