“L’arte può sfidare le norme culturali e sociali e aprire nuove prospettive sulla femminilità.”
Wangechi Mutu
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LA DONNA DI WASYA: È una donna che non si lascia limitare da stereotipi o confini, ma è libera di esprimersi in tutte le sfaccettature della sua identità.
Questa donna del futuro è fluente nelle sue scelte, capace di bilanciare il rispetto per le sue radici culturali con la volontà di abbracciare nuove idee e tecnologie. È una visionaria, capace di immaginare un mondo migliore e di lavorare attivamente per realizzarlo.
La donna del futuro è impegnata nella lotta per l’uguaglianza di genere e la giustizia sociale. Sa che il suo ruolo non è solo quello di una beneficiaria passiva del cambiamento, ma anche di una leader e catalizzatrice del progresso.
Nel suo abbigliamento, la donna del futuro indossa una combinazione di tradizioni culturali e design innovativi, come ispirato dalle opere di artiste come Lina Iris Viktor e Claude Kameni. I suoi abiti sono espressione della sua identità unica e della sua creatività.
Questa donna è anche un’ambientalista, consapevole dell’importanza di un mondo sano e sostenibile per le generazioni future. Lavora per proteggere l’ambiente e promuovere pratiche di vita ecologiche.

” La definizione di ombra è di una relativa oscurità e frescura prodotta dal riparo dalla luce diretta dal sole. Nella maggior parte dei luoghi dell’Africa (rurale o urbana) gli ALBERI sono il riparo dalla calura e luogo di ritrovo. Essenziali. L’ombra non è regolamentata: è accidentale, civica e generalmente gratuita. Il riparo dal sole è una risorsa pubblica. (…)
Lesley Lokko
Curatrice della 18esima Mostra Internazionale di Architettura – Venezia 2023
Nel contesto della Biennale dell’Arte, emerge una visione avvincente di una “città del futuro”. Questa città è una manifestazione dei principi del “New Urbanism” e abbraccia l’idea di una città equa, verde e salubre.
WASYA: La città del futuro è un inno all’armonia tra l’ambiente naturale e l’architettura umana, unIsce il verde lussureggiante degli alberi con l’essenza stessa degli edifici, raccogliendo l’acqua che scorre. Città fluida, in movimento.


Questa architettura parametrica è ispirata al lavoro di visionari come Francis Kere, noto per la sua capacità di incorporare la natura nell’ambiente costruito, e alle texture biomimetiche di Neri Oxman. L’ombra e la luce giocano un ruolo fondamentale, creando spazi vivaci e confortevoli per la gente. Qui, le persone si muovono tra strade alberate e architetture futuristiche, indossando abiti che rappresentano una fusione di tradizione e innovazione, richiamando lo stile di Iris Lina Viktor.
Questa città innovativa adotta il concetto di autoassemblaggio, un principio che richiama l’efficienza e l’economia di risorse presenti nella natura. Le strutture e gli edifici qui sembrano nascere in modo organico, simile al modo in cui gli organismi viventi si sviluppano in armonia con il loro ambiente.

È una città in cui l’ecosistema urbano è interamente connesso al mondo naturale, dove l’urbanizzazione è guidata dai processi della natura stessa.
Oltre all’architettura e all’urbanistica, la Biennale celebra anche la figura della “donna del futuro”. Questa donna è una rappresentazione di tutte le grandi femministe africane che hanno lottato per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne. Pur restando radicata nelle tradizioni culturali, questa donna è libera di viaggiare, lavorare e realizzare se stessa. La sua determinazione è ispirata alle grandi figure femminili dell’Africa, che hanno sfidato gli stereotipi di genere e hanno contribuito in modo significativo alla società.
In questo contesto, la “donna del futuro” è un simbolo di emancipazione e progresso.
L’opera “Histology of the Different Classes of Uterine Tumors” di Wangechi Mutu, realizzata nel 2004-05, è composta da 12 collage incorniciati singolarmente, il cui numero fa riferimento ai mesi di un calendario pin-up. Ogni collage ha la forma di un ritratto fantastico, con gli occhi, il naso e la bocca compositi strappati da fotografie di riviste. Nella maggior parte delle immagini, compaiono le fattezze e i capelli delle donne nere.
Solo osservando da vicino diventa chiaro che i collage sono stati realizzati sulle pagine sciolti di un fascicolo medico del XIX secolo che illustra le condizioni dell’utero. In cima a ciascun ritratto si possono leggere titoli come “Catarro uterino” e “Iperplasia cervicale”. Per Mutu, questi diagrammi spogli di malattie femminili suggeriscono un sistema coloniale di categorizzazione e controllo, accentuato dalla presenza di uno speculum che apre il corpo per l’esame. L’opera è attualmente in mostra presso la “Scottish National Gallery of Modern Art” nell’esposizione “New Arrivals: From Salvador Dalí to Jenny Saville”.
Utilizzando materiali come glitter, pelliccia e immagini trovate per interrogare e interrompere questi documenti, Mutu attira l’attenzione sulle questioni della mercificazione ed erotizzazione delle donne. Ha affermato: “L’interazione nei miei lavori di aspetti ripugnanti e seducenti rende evidenti, tattili e altamente visibili le disuguaglianze di genere e nella ricerca medica, cose che altrimenti potremmo evitare o ignorare”. Uno dei collage, “Cisti ovariche”, presenta una fotografia particolarmente disturbante di un antropologo bianco maschio che studia una collezione di teschi.
Negli ultimi due decenni, Mutu, nata a Nairobi, in Kenya, nel 1972, si è affermata come pioniera dell’Afrofuturismo, il movimento culturale che esplora le esperienze della diaspora africana attraverso la fantascienza e la fantasia. La sua pratica è informata dai suoi studi passati in belle arti e antropologia a New York e da un master in belle arti presso la Yale University School of Art. Attualmente vive a Brooklyn, New York.

https://www.artfund.org/explore/get-inspired/features/wangechi-mutu-and-the-revelation-of-inequities
CREAZIONI AI

È una figura che incarna la forza, la resilienza e la volontà di sfidare le norme sociali obsolete. La sua presenza nella città del futuro rappresenta una società in cui l’uguaglianza di genere è una realtà, e dove ogni individuo, indipendentemente dal genere, ha l’opportunità di contribuire al progresso e alla prosperità. È una visione di un futuro in cui la diversità è celebrata, e dove ogni individuo è libero di esprimere la propria identità e realizzare il proprio potenziale.

Le opere delle artiste contemporanee africane sono affascinanti espressioni di un’identità complessa e in evoluzione. Queste artiste sfidano le aspettative e le convenzioni culturali, creando opere che riflettono la loro esperienza personale e collettiva come donne africane. Molte di loro esplorano la dualità tra tradizione e innovazione, riconoscendo il valore delle radici culturali mentre abbracciano le opportunità offerte dal mondo contemporaneo.
Una delle artiste più influenti è Lina Iris Viktor, nota per le sue opere che combinano arte astratta, simbolismo e lusso. I suoi dipinti spesso presentano sfondi neri e dorati, creando un contrasto audace e potente. Viktor è celebre per la sua capacità di incorporare motivi e simboli africani tradizionali nelle sue opere, offrendo una riflessione sulla ricca storia e cultura del continente mentre abbraccia l’arte contemporanea.
CREAZIONE ISPIRATE A LINA IRIS VIKTOR

CREAZIONI ISPIRATE A WANGECHI MUTU

VISIONI DISTOPICHE – ISPIRAZIONE DA SOU FUJIMOTO, L’ARCHITETTURA IN TERRA DEL MALI, IL TEATRO DI AGRIGENTO, NERI OXMAN.


Altre artiste come Wangechi Mutu esplorano le complesse questioni di genere e identità attraverso le loro opere. Mutu è conosciuta per le sue collages e le sculture che spesso presentano figure femminili surrealiste. Le sue opere sfidano le rappresentazioni convenzionali del corpo femminile e promuovono una visione più ampia e inclusiva dell’identità delle donne africane.

@Wangechi Mutu

@LINA IRIS VIKTOR
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ISPIRATA DALLE DONNE AFRICANE, CREO AI
Le opere di queste artiste contemporanee africane spesso narrano la storia di donne spezzate tra tradizioni e innovazione. Esplorano le sfide e le opportunità che derivano da questo dualismo, cercando di superare le limitazioni imposte dalla società patriarcale e dalla conservazione delle tradizioni. Nel farlo, queste artiste offrono una prospettiva profonda e ispiratrice sulla vita delle donne in Africa e sulla loro ricerca di emancipazione e uguaglianza. Le loro opere sono un tributo alla forza e alla resilienza delle donne africane e al loro contributo all’arte e alla cultura globali.



