“L’identificazione del ricamo come prima delle “arti donnesche” dal mito di Aracne in poi…”
Un mito quello di Aracne di ùbris e destino che racconto sempre alle mie figlie mentre quello di Maria Calvi è un destino diverso, quello di un’artista che trova nel lavoro manuale e utile di casa uno strumento per la sua espressione di bellezza, libera. Il ricamo e la sua compatibilità con lo stare in casa, la sua praticità che permette di espletare i ruoli domestici, la rapidità nel riporlo e nell’interromperlo, permise a donne emancipate come le sorelle Mcdonald in Scozia e Maria Calvi a Torino di esprimersi liberamente in maniera astratta.
“Ogni oggetto, anche il più umile, può vestirsi di bellezza sotto la mano amorosa dell’artefice e diventare un efficace elemento di educazione e gentilezza…” estratto dal discorso di Alfredo Melani all’apertura della mostra decorativa di arti decorative del 1902 a Torino.
In occasione di quella mostra il già riconosciuto architetto Joseph Maria Olbrich ebbe modo di conoscere il lavoro di Annibale Rigotti, marito di Maria e si portò a casa tra le altre cose i suoi cuscini ricamati; nello stesso momento Maria scopriva i ricami di France Mcdonald nel padiglione della Scozia.
da PIEMONTE VIVO, 4/’88, Banca CRT