Disegnare la natura | Meer
ESTRATTO DELL’ARTICOLO USCITO IL 10 GIUGNO 2025

PARCO DORA in TORINO, REVISITED WITH A GREEN BREATH – #midjouneyart

Nel cuore della riflessione contemporanea sull’architettura e sull’urbanistica emerge con forza il concetto di biofilia, termine che deriva dal greco antico e che significa letteralmente “amore per la vita”. Questa idea, introdotta dallo psicoanalista Erich Fromm negli anni Sessanta e successivamente sviluppata dal biologo Edward O. Wilson nel volume Biophilia (1984), si fonda sull’assunto che l’essere umano abbia una propensione innata a cercare connessione con la natura e le forme di vita. Wilson definisce la biofilia come “la tendenza innata a concentrare la nostra attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che le ricorda, e, in alcune circostanze, ad affiliarvisi emotivamente” (Wilson, 1984). In tempi di crescente urbanizzazione, questa inclinazione si configura non solo come un dato biologico, ma come una necessità progettuale.

Riprendendo una mia riflessione precedente sul biomimetismo in architettura — ovvero sull’imitazione delle strategie adattive della natura nei materiali, nelle strutture e nei sistemi costruttivi — la biofilia rappresenta un’evoluzione concettuale: non si tratta più soltanto di emulare la natura, ma di instaurare con essa un legame emotivo, profondo e quotidiano. L’architettura biofilica, in questa prospettiva, non si limita a “portare dentro” elementi naturali come la vegetazione, la luce o l’acqua, ma riformula l’esperienza dell’abitare come dimensione sensoriale e psicologica, radicata nella biologia della vita.

Stephen Kellert, professore alla Yale University, ha contribuito in modo decisivo alla definizione del design biofilico. Per Kellert, l’integrazione di elementi naturali nell’ambiente costruito ha un impatto diretto sul benessere umano: migliora l’umore, la produttività, riduce lo stress e favorisce la salute mentale (Kellert, 2005). Tra le strategie che rientrano in questo approccio figurano l’utilizzo di materiali naturali, l’illuminazione naturale, la ventilazione crossata, le forme organiche e l’accesso diretto a spazi verdi. Tali principi sono oggi alla base di molte pratiche avanzate di architettura sostenibile, come testimoniano numerosi edifici certificati secondo standard LEED o BREEAM, dove la qualità ecologica è anche qualità della vita.

La qualità dello spazio costruito non può essere valutata soltanto in termini di funzionalità o rendimento metrico, ma dev’essere considerata anche nella sua dimensione affettiva, estetica e psico-cognitiva. Un ufficio, una scuola, un’abitazione dovrebbero essere progettati non per controllare il comportamento, ma per nutrirlo, stimolarlo, sostenerlo. E qui la biofilia non è più solo un’ipotesi suggestiva, ma un’esigenza scientificamente dimostrata.

Design e natura nella visione di Paola Antonelli | Meer