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Arch. Chiara Rigotti

Permacultura oggi

Tra Simbiosi e Intelligenze Vegetali: Architettura e Permacultura nel Dialogo con la Natura

Nel ripensare i fondamenti dell’abitare contemporaneo, la permacultura non è più soltanto un insieme di tecniche agroecologiche nate in Australia, ma una visione culturale che affonda le radici nella lunga storia di relazioni simbiotiche tra l’uomo e la natura. Dai terrazzamenti andini alle architetture vernacolari che seguono i ritmi climatici, fino alle comunità agroforestali, l’essere umano ha sempre cercato un equilibrio dinamico con il vivente, in una co-evoluzione dove il costruire non si impone ma si intreccia con i cicli del suolo, dell’acqua, della luce.

La permacultura, intesa come filosofia del progetto integrato, valorizza questa antica sapienza. Propone non una progettazione della natura, ma con la natura. È una pratica ecologica, dove l’ambiente costruito diventa parte attiva degli ecosistemi. In questa prospettiva, la casa è un organismo, il quartiere un paesaggio produttivo, e l’architetto un facilitatore di relazioni tra specie. L’obiettivo non è la sostenibilità come stato, ma la rigenerazione come processo.

Tim Ingold, nel suo volume Making: Anthropology, Archaeology, Art and Architecture, approfondisce questa dimensione relazionale. Rifiutando l’idea che la forma sia imposta dall’esterno sulla materia, Ingold propone una svolta ontologica: pensare la creazione come “corrispondenza”, come co-emergenza tra esseri umani e materiali, in un tessuto di linee che ci uniscono al mondo. Queste linee non sono solo tracce fisiche, ma percorsi di vita e apprendimento. L’abitare diventa così un atto sensibile, immerso, continuo, dove conoscere significa toccare, muoversi, trasformare insieme.

Nella contemporaneità, questa prospettiva è raccolta e rilanciata da figure come Neri Oxman, architetta e designer che lavora all’intersezione tra natura, tecnologia e scienza dei materiali. Con la sua visione di material ecology, Oxman propone un’architettura biomimetica che imita e collabora con i processi naturali. Le sue strutture non sono costruite su un piano astratto, ma crescono e respirano, modellandosi come tessuti viventi. In questo senso, l’architettura si fa organismo, e il progetto si apre alla simbiosi.

Questo stesso sguardo ha attraversato il Padiglione del Belgio alla Biennale di Architettura di Venezia 2025. Incentrato sul verde come soggetto architettonico, il padiglione ha esplorato le potenzialità delle piante come agenti progettuali. Spazi coltivati, pareti vegetali, microclimi generativi: non elementi di cornice, ma cuore pulsante del progetto. Un invito a ripensare la città come ecosistema, in cui il verde non è più decorazione, ma principio strutturante dell’abitare.

In questa traiettoria, la natura non è più uno sfondo, ma un interlocutore. L’architettura non progetta per la natura, ma con la natura. Tra permacultura, linee viventi e intelligenze vegetali, si apre un nuovo spazio di immaginazione per costruire futuri che non separano, ma intrecciano. Dove l’umano e il non umano abitano insieme, in una terra comune.

Belgian pavilion at Biennale Architettura 2025 | VAi

@chiararigottiarchitetto