Preparando un corso per i ragazzi della scuola di urbanismo qui in Burkina Faso, cercando nuove visioni africane o mondiali che ci aiutassero nell’immaginare un nuovo scenario per le città africane del futuro, che non fosse quello distopico cupo di Matrix o Blade Runner, che adoro, che mi sembrava inopportuno, mi sono imbattuta nel lavoro di Liam Young.
Un architetto visionario, un nuovo Koolhass, un australiano che vive a L.A.
“Planet City” è un film di Liam Young che immagina un futuro in cui l’umanità vive in megalopoli progettate per essere sostenibili e autosufficienti. Il film porta il pubblico in un tour virtuale di una città immaginaria costruita per ospitare dieci miliardi di persone, riducendo al minimo l’impatto ambientale.
La città rappresentata nel film è una metropoli imponente che si estende su un intero continente, con grattacieli imponenti e reti di trasporto intricate. La città è progettata per fornire tutti i bisogni fondamentali dei suoi abitanti, dal cibo all’acqua, dall’energia alla gestione dei rifiuti. Il film esplora anche gli aspetti culturali e sociali della vita in una città così grande e i modi in cui la tecnologia può essere utilizzata per migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti.
Nel complesso, “Planet City” è un’esplorazione che fa riflettere su come potrebbe essere il futuro se continuassimo a dare priorità alla sostenibilità e all’innovazione nella nostra pianificazione urbana. È un film visivamente straordinario che ci sfida a pensare in modo diverso al nostro modo di vivere e all’impatto che le nostre scelte hanno sull’ambiente.
In ogni quartiere viene celebrata una danza tradizionale diversa, un carnevale, una processione, i costumi delle quali sono presi dai costumi ancestrali, il bufalo, la maschera africana, la geisha… sono molto visionari e il contrasto con la città è interessante, violento ma realistico.

@liamyoung
https://liamyoung.org/projects/planet-city-costumes
