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Arch. Chiara Rigotti

Ragionamento 6: Afrofuturismo, cos’è ?

Il progetto di Liam Young citato nell’articolo precedente apre nella mia mente una strada di comprensione o osservazione sulle città africane, prese nella contraddizione di avere molta poca urbanizzazione e quindi molta disponibilità aerea, virtuale, una contraddizione, una DISTOPIA, che potrebbe essere un vantaggio nel disegnare e offrire nuovi scenari urbani virtuali e ambientali allo stesso tempo. Lo spazio pubblico virtuale potrebbe costare meno qui e distruggere meno wild world: l’urbanizzazione primaria manca ovunque, perchè manca un controllo urbano ordinato presente, visibile. L’invisibile invece è presente e vicino a tutti. l’invisibile è rispettato. Cosa ci terrà insieme nel futuro, l’invisibile !

Planet City di Liam Young comprende un film, un’installazione immersiva, un libro e una serie di conferenze e workshop pubblici. Il film, che è il fulcro del progetto, è un’esplorazione visiva e stimolante della città immaginata da Young.

L’installazione, presentata in anteprima alla Biennale di Venezia del 2021, presenta una serie di proiezioni su larga scala che creano una vista panoramica a 360 gradi della città, permettendo ai visitatori di muoversi tra le sue strade e i suoi edifici.

Se riprendiamo le esperienze futuriste africane degli anni 70 e le ricerche di Young sulle celebrazioni tradizionali, se leghiamo in maniera un po’ dislessica come me, queste due visioni, cosa otterremmo?

L’afrofuturisme è un movimento artistico africano , della diaspora e afro-americano degli anni dopo la colonizzazione, anni 60-70 di piena espressione di un continente libero, giovane ed entusiasta, prima del giogo economico degli anni 80 e del debito.

L’afrofuturismo è un movimento culturale, artistico e letterario che esplora l’intersezione tra la cultura della diaspora africana, la fantascienza e il futurismo. È una risposta creativa e intellettuale all’emarginazione e alla cancellazione delle persone di colore e della loro cultura dalle narrazioni mainstream di fantascienza e tecnologia.

Il termine “afrofuturismo” è stato coniato per la prima volta dal critico culturale Mark Dery nel suo saggio del 1994 “Black to the Future”, ma le radici del movimento possono essere fatte risalire alle opere di scrittori come Octavia Butler, Samuel R. Delany e Sun Ra negli anni Sessanta e Settanta.

L’afrofuturismo comprende un’ampia gamma di forme artistiche e culturali, tra cui letteratura, musica, cinema, arte visiva, moda e performance. Spesso combina elementi di fantascienza, fantasy, realismo magico e mitologia con temi di afrocentrismo, giustizia sociale ed emancipazione.

Uno dei temi chiave dell’afrofuturismo è l’idea di immaginare e creare futuri alternativi che non siano limitati dal razzismo e dalla disuguaglianza del presente. È un modo di immaginare un futuro in cui i neri e le loro culture abbiano un ruolo centrale nel plasmare la tecnologia, la società e il mondo in generale.

Nel complesso, l’afrofuturismo è un movimento dinamico e in evoluzione che celebra la creatività, la resilienza e la ricchezza culturale della diaspora africana, sfidando al contempo le narrazioni dominanti della fantascienza e del futurismo.

www.construction21.org/france/articles/h/afrofuturisme-quels-imaginaires-pour-les-villes-africaines-du-futur.html

@foto Black Panther, @marvel @ruthcarter