foto di Katouma danse

ARCHITETTURA: Lo spazio animista di Sénamé Koffi A.

Sénamé Koffi Agbodjinou è un architetto e antropologo togolese, noto per il suo lavoro pionieristico nel campo dell’urbanistica e della tecnologia in Africa. Nato a Lomé nel 1980, ha studiato in Francia prima di tornare in Togo, dove ha fondato L’Africaine d’Architecture nel 2010, una piattaforma di ricerca e sperimentazione dedicata allo sviluppo di un’architettura neovernacolare africana. Questo concetto promuove la creazione di città che rispettino le tradizioni locali e l’ambiente, utilizzando risorse e tecnologie autoctone.

En 2050, les 5 plus grandes villes du monde seront en Afrique (youtube.com)

Agbodjinou è anche il fondatore di WoeLab, il primo fablab del Togo, che riunisce una rete di tech-hub con l’obiettivo di democratizzare l’accesso alla tecnologia. Uno dei suoi progetti più noti è il W.Afate, la prima stampante 3D realizzata interamente con rifiuti elettronici, un esempio di come l’innovazione possa emergere da contesti di scarsità di risorse.

Il suo approccio all’urbanistica, esemplificato dal progetto HubCité, mira a coinvolgere direttamente le comunità nella costruzione delle città del futuro, utilizzando tecnologie locali per affrontare problemi come la gestione dei rifiuti e la produzione alimentare sostenibile. Agbodjinou è convinto che le città africane debbano svilupparsi in modo sostenibile, evitando l’imitazione dei modelli urbani occidentali e affrontando le sfide poste dalla rapida urbanizzazione del continente.

Nel corso della sua carriera, Agbodjinou ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Global Fab Award e il titolo di Ashoka Fellow nel 2017, per il suo contributo all’innovazione tecnologica e sociale in Africa.

Sénamé Koffi Agbodjinou propone una visione innovativa dell’urbanistica basata sulla connessione di piccoli hub tecnologici sparsi nel territorio, che possono costituire una rete collaborativa di sviluppo dal basso. Questa idea, esemplificata dai suoi progetti come WoeLab e HubCité, si fonda sulla creazione di comunità locali autosufficienti, in cui gli abitanti sono attivamente coinvolti nella gestione e nello sviluppo delle loro città utilizzando risorse e tecnologie locali.

Il Concetto di Hub Decentralizzati

Gli hub decentralizzati rappresentano centri tecnologici, culturali e sociali distribuiti in modo capillare sul territorio, che agiscono come nodi di una rete più ampia. Questi hub offrono accesso a risorse tecnologiche come fablab, stampanti 3D, e spazi di co-working, permettendo alle comunità locali di sviluppare soluzioni innovative ai problemi quotidiani. Questi spazi non solo favoriscono l’innovazione tecnologica, ma rafforzano anche il senso di comunità e appartenenza.

L’idea alla base di questi hub è promuovere uno sviluppo democratico e partecipativo, dove i cittadini non sono solo destinatari delle decisioni urbanistiche, ma attori principali nel processo di sviluppo. In questo modello, la tecnologia diventa uno strumento per democratizzare l’accesso alle opportunità, riducendo le disuguaglianze e promuovendo l’inclusione sociale.

Ad esempio, nelle città africane, dove l’urbanizzazione è rapida e spesso caotica, questo approccio permette di affrontare sfide come la gestione dei rifiuti, la produzione di energia sostenibile, e la costruzione di abitazioni a basso costo, direttamente a livello locale. L’integrazione di tecnologie open-source e pratiche collaborative in questi hub permette alle comunità di sviluppare soluzioni specifiche alle loro esigenze, riducendo la dipendenza da modelli urbani centralizzati e spesso inadeguati.

Sebbene questa visione sia nata in un contesto africano, il concetto di hub decentralizzati e rete collaborativa ha una valenza universale. In altre parti del mondo, dove si affrontano problemi simili di urbanizzazione non sostenibile e disuguaglianze sociali, questi hub potrebbero diventare strumenti potenti per promuovere uno sviluppo urbano più equo e sostenibile. In Europa o in America, ad esempio, la creazione di hub locali potrebbe aiutare a rivitalizzare aree urbane in declino, favorendo la nascita di nuove imprese e il coinvolgimento attivo dei cittadini nella gestione delle loro comunità. In Italia potrebbe rafforzare le esperienze che nascono spontanee nelle zone montane alpine, mettendole in rete. Usandole come modello sociale diffuso e collaborativo.

In sintesi, il modello di Agbodjinou dimostra che la connessione di piccoli hub può essere una risposta efficace alle sfide globali dell’urbanizzazione, offrendo una visione di città più democratiche, sostenibili e resilienti​.

FONTI WEB:

Il festival “La Manufacture d’idées” si propone come un luogo di riflessione, incontri e innovazione, focalizzandosi quest’anno sul tema dei “déplacements” e delle trasformazioni necessarie in un mondo che affronta urgenti sfide ecologiche e sociali. Attraverso la prospettiva di Davi Kopenawa, un importante sciamano yanomami, e altre voci, il festival invita a un ripensamento delle strutture ereditate dalla modernità, esplorando nuove visioni del mondo, inclusi i legami tra storia coloniale ed ecologia, e le esperienze queers ed ecofemministe. Il festival esamina anche la questione delle migrazioni e dell’esilio, con una particolare attenzione alle mobilitazioni civili e agli atti di ospitalità. In un contesto politico soffocante, il festival cerca di immaginare nuovi orizzonti di emancipazione e giustizia sociale, incoraggiando visioni femministe, antirazziste e inclusive.

La Manufacture d’idées – La Manufacture d’idées (lamanufacturedidees.org)

LA DANZA DI  Faustin Linyekula / Mamu Tshi (RDC/CH)

MAMU TSHI, PORTRAIT POUR AMANDINE

Faustin Linyekula / Mamu Tshi (RDC/CH) | ZONA K

foto di Sarah Imsand

Lo spettacolo nasce dall’incontro tra Amandine Ngindu, una premiata danzatrice di krump conosciuta come Mamu Tshi, e Faustin Linyekula, coreografo di fama internazionale, entrambi di origine congolese. Insieme decidono di viaggiare nella regione del Kasai, nel cuore del Congo, per esplorare le radici di Amandine e scoprire un Congo sconosciuto a Faustin. Questo viaggio, che si traduce in uno spettacolo, diventa un diario di scoperta reciproca e connessione con la propria identità e cultura. Lo spettacolo, “Mamu Tshi, Portrait pour Amandine”, rappresenta un dialogo tra due artisti che, attraverso la danza e la narrazione, esplorano le loro origini e il loro legame con la terra natale.

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https://ogzero.org/studium/bobo-dioulasso/

https://www.africarivista.it/100afriche/