Lo spazio connesso.
Spazi virtuali, spazi di metadati, di analisi e visioni per il futuro

I granai di un villaggio in Mali non lontano dal Pays Dogon, 2003.
La diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione tra il 2000 e il 2014 ha semplificato enormemente la condivisione di idee, risorse umane e culturali. Nel 2007 la prima linea Adsl venne installata a Bobo-Dioulasso e gli unici utenti erano principalmente ong straniere e multinazionali. Nonostante questi progressi il concetto di cooperazione ha mantenuto una prospettiva prevalentemente esterna, con la maggior parte delle attività focalizzate sulle città del Nord. I progetti sono ancora oggi pianificati rigidamente, con obiettivi difficili da modificare senza l’approvazione dei finanziatori. Per contrastare questa tendenza eurocentrica, ho sempre scelto di rimanere sul campo, in cantiere, aspettando finanziamenti dal Nord e documentando gli interventi nei villaggi attraverso blog.

Villaggio in Mali, Pays Dogon, 2003
Nel cuore del Burkina Faso, del Mali e del Niger, l’architettura in terra rappresenta un legame indissolubile tra cultura e ambiente, una pratica antica plasmata dalla disponibilità di materiali locali e incarnante la saggezza e sostenibilità dei saperi ancestrali africani. Un capitolo rilevante di questa storia è stato scritto dall’ex presidente burkinabé Thomas Sankara, che promosse l’uso di materiali autoctoni come la terra cruda e la calce, respingendo l’imitazione degli stili architettonici occidentali e affermando OSATE INVENTARE L’AVVENIRE. In questo modo riprende i principi dell’architettura sudano-saheliana lo stile diffuso in Africa occidentale e centrale, rivisitato in diverse epoche, adatto alle condizioni climatiche della regione e influenzato dall’architettura degli antichi imperi del Mali.

Progetto di Centro per i Giovani nel quartiere di Sikasso Sira a Bobo, in collaborazione con l’architetta ceca Soly Volna (Michaela Solniscka), 2017
Oggi scrivo un libro per raccontare come la visione di Bobo abbia cambiato la mia maniera di progettare, come mi abbia ricordato l’importanza di comprendere il genius loci prima di agire, nel fare, costruendo strategie basate sull’ascolto di chi vive il territorio, partecipando in squadre operative e vivaci nonostante le differenze di visione e sfruttando queste differenze invece di gerarchizzarle. Invece di assumere un atteggiamento di superiorità, ho imparato ad accettare la mia ignoranza, cercando i riferimenti verticali ma non necessariamente dritti. In contrasto con la politica delle capitali, che vede la costruzione di edifici sempre più alti e articolati con materiali di importazione, queste città medie assistono all’emergere di un movimento di pensiero che abbraccia una visione antropologica e sociale dell’architettura, utilizzandola come strumento per promuovere uno stile di vita più ecologico, naturale e umano.
Questa architettura che si fa in cantiere, promuove l’idea di un’architettura biomimetica percettiva che si integra armoniosamente con l’ambiente naturale circostante, riscoprendo le qualità distintive dell’architettura tradizionale.
Invece di dominare, l’architettura tradizionale è concepita come un involucro modesto che custodisce qualcosa di più prezioso. Questo concetto si è concretizzato in una comunità virtuale in tutto il Sahel, dove nel 2019 è nata Fact Sahel+, una rete di professionisti dell’edilizia operante in città come Bamako, Niamey, Ouagadougou e Bobo-Dioulasso che si scambiano informazioni e risorse.

Progetto, La termitière, che vince il Terra Awaard Sahel 2019, in collaborazione con Mariana Michalcikova
L’uso della terra cruda è un elemento significativo di questo stile, ma la mancanza di legno per i tetti ha portato all’uso diffuso di lamiere, principalmente a causa della deforestazione nella regione saheliana. In città, alcune strutture come le scuole rimanevano scoperte, senza un tetto intermedio, sotto la lamiera, causando temperature interne elevate; nei villaggi rurali e periurbani burkinabé, gli spazi di riferimento si trovano spesso all’aperto, sotto alberi maestosi, soprattutto nel quartiere dei capi. L’abbandono delle tecniche tradizionali, motivate dal risanamento e dall’acculturazione, come nei centri storici italiani dopo la Seconda guerra mondiale, ha causato la perdita di ambienti interni confortevoli che offrivano rifugio dal calore. Questi cambiamenti hanno influenzato le economie locali, obbligando i giovani ad abbandonare i mestieri tradizionali, competenze specifiche acquisite dai loro padri. Diverse società avevano sviluppato case-fortezza con muri spessi e tetti piatti, promuovendo nuove professioni e microeconomie nei villaggi. I giovani senza lavoro nel villaggio oggi emigrano.


Ricerca futurista sull’architettura in terra con l’uso delle AI, Bobo U-Auben, 2023
Durante il mio incarico all’Université Aube Nouvelle (U-Auben) dal 2016 a oggi, ho avuto l’opportunità di guidare un seminario affascinante intitolato “Il vuoto tra danza e architettura”.

Workshop “Il vuoto tra architettura e danza”, foto di Soly Volna, danza della Cie Katouma, Bobo, U-Auben, 2016
Ho coinvolto gli studenti e una compagnia di danza, Katouma, in un’analisi dell’architettura dell’edificio universitario durante il progetto pilota. Gli studenti hanno individuato luoghi adeguati per i ballerini e documentato lo spettacolo con foto e video, per esplorare due percezioni diverse del vuoto: quella dei ballerini, che animano e reinterpretano gli spazi vuoti, e quella degli architetti, che devono immaginare e riempire lo spazio.
Questo lavoro con gli studenti mi ha spinto a riflettere sui limiti della mia visione legata alla nozione di continuità urbana che avevo già esplorato nei villaggi. Tuttavia, i corsi all’università devono adattarsi ai programmi delle università internazionali e ho dovuto confrontarmi con modelli sconosciuti a Bobo, difficili da trasmettere agli studenti. Ho dovuto reinventarmi processi intellettuali di comprensione dello spazio mobile e mutevole alle realtà emergenti, soprattutto visto il contesto frammentato, che richiedessero un’immaginazione più vivace, attraverso la ricerca di nuovi punti di riferimento.

